Taxi chiude
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Taxi chiude

di Paolo Florio
La notizia che non avremmo mai voluto leggere sulle nostre pagine: Taxi chiude. A quasi dieci anni di distanza dal numero Zero (febbraio 2007, lo vedete a fianco), dobbiamo ammainare bandiera. Nel prossimo numero di dicembre, l’ultimo, faremo un riassunto di questa splendida esperienza, che sarà al contempo una carrellata di quanto è accaduto negli ultimi 10 anni nel nostro quartiere. E credetemi, di cose ne sono successe… L’ultimo numero sarà anche l’occasione per ringraziare quelle persone – almeno le principali: elencarle tutte sarebbe impossibile – che ci hanno permesso di andare avanti fino a oggi. In questa occasione invece cerco di fare una sintesi estrema delle ragioni che hanno portato alla chiusura del nostro giornale.

Mancanza di risorse: questa in buona sostanza la motivazione. E non mi riferisco solo a quelle economiche. Certo, è difficile per un giornale – seppur mensile e a tiratura limitata – reperire inserzioni tali da coprire le spese. Non parliamo di guadagni: l’obiettivo di Taxi fin dall’inizio non è stato economico ma sociale, e per fortuna tutti coloro che l’hanno portato avanti, a cominciare da me, hanno un lavoro per vivere…
Il problema è che bisogna trovare i mezzi per pagare anche i giornalisti che ci scrivono, e qui arriviamo al secondo punto dolente: le risorse umane. Una volta i giornali pullulavano di collaboratori (ossia persone che facevano il giornalista come lavoro occasionale), oggi sono diventati merce rarissima e non si trovano, è il caso di dirlo, neanche a pagarli. E scrivere un giornale da solo (oltre a impaginarlo) non è solamente faticoso, ma anche contrario ai principi dell’informazione che deve riportare più opinioni e punti di vista. Oltre all’aspetto etico, peraltro, c’è un’altra esigenza: fare un prodotto dignitoso. Riempire un giornale di 16 pagine è anche fattibile; dargli dei contenuti, “leggeri” o approfonditi che siano, è un’altra cosa. E non vorrei mai vendere un prodotto di bassa qualità.
Lo dicono le cronache: l’editoria tende sempre di più a concentrarsi, affrontare il mercato da soli oggi è impossibile, almeno per realtà piccolissime come una rivista di quartiere.
I saluti li lascio per l’ultimo numero. Ma vi garantisco che l’addio non sarà triste: in fin dei conti abbiamo vissuto 10 anni ricchi di tante belle storie.

(Fonte: Taxi, novembre 2016)

 
 

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