C’era una volta il giornalismo: ora c’è Facebook
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C’era una volta il giornalismo: ora c’è Facebook

di Paolo Florio
L’articolo sul ragazzino aggredito non l’avreste letto, se qualcuno non avesse giù pubblicato la notizia. Sembra paradossale, perché solitamente i giornali non riprendono notizie di cronaca già pubblicate da altre testate. Salvo approfondirle. E in questo caso è infatti necessario fare chiarezza, per tutelare i diretti interessati – tra cui un minore – e la popolazione, portata a credere che per il quartiere si aggirino aggressori e maniaci.

A fine settembre a Trento, durante il Festival delle Resistenze contemporanee, illustri giornalisti come Ezio Mauro ed Ennio Remondino hanno ammonito sull’utilizzo dei social media (Facebook in primis) come fonte di notizie. “Il compito del giornalista è di verificare sempre le notizie. Nel web chiunque può scrivere qualsiasi cosa, ma i giornali non possono permetterselo”, hanno detto i due ospiti. Facebook può essere utile a un giornalista per riprendere il pensiero di un esponente politico, venire a conoscenza di episodi, ma non va bene se è l’unica fonte di fatti di cronaca (basti pensare al feto ritrovato in un cassonetto in Trentino, notizia poi rivelatasi falsa, o ai fatti di queste pagine) che vanno verificati sul campo o presso le fonti ufficiali. Oggi invece – nel giornalismo del “copia e incolla”, come ha detto Remondino – si attinge a piene mani dai social, diventati perlopiù valvola di sfogo a sfondi spesso razzisti, per diffondere allarmismo. C’è un sacchetto fuori dai bidoni? È allarme rifiuti. C’è una siringa abbandonata? Emergenza spaccio. Alcuni ragazzi di colore giocano a calcio in un campetto pubblico? Mandiamoli a casa, il campetto è “nostro”. Ma il punto non è solo che si scrivano certe cose. Il fatto ancora più grave è che qualche giornalista le usi per costruire quadri farneticanti che non fanno che esasperare gli animi. Una volta esisteva il senso di responsabilità: l’impressione è che oggi troppo spesso venga accantonato per l’effimera gloria di uno scoop. Talvolta basato su dati falsi.
(Fonte: Taxi, ottobre 2016)

 

 
 

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