La grande famiglia di via Roma 100
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La grande famiglia di via Roma 100

Alla “Casa Rossa” Volontarius assiste i minori stranieri
casa rossa via roma 100Si chiamano Salvatore, Maggi, Elena, Davide e Anastasia, il loro coordinatore è Simone Bracalente e sono tutti educatori. Sono i “genitori” della Casa Rossa di via Roma 100. I loro “figli”, come in tutte le famiglie del mondo, vanno e vengono.

Escono la mattina per andare a scuola o al lavoro (dopo aver rassettato le stanze), tornano per il pranzo – preparato da una cuoca – e trascorrono i pomeriggi tra compiti, lavoro e tempo libero (parco Mignone è la meta più gettonata). La cena invece se la preparano loro, con l’assistenza di un educatore. D’altronde devono imparare a fare da soli, perché presto se ne andranno di casa.
Al Centro di Pronta Accoglienza per Minori Stranieri Non Accompagnati (conosciuto come MiSNA) dell’Assb gestito dall’associazione Volontarius nei locali dell’inconfondibile edificio color amaranto, i ragazzi non sono infatti come tutti gli altri. Hanno un’età compresa tra 14 e 17 anni, parlano lingue diverse e in comune hanno un passato da dimenticare e un futuro da costruire.
Bracalente, perché questi ragazzi abbandonano i loro paesi per affrontare l’ignoto?
«Vengono da famiglie molto povere e decidono di partire per lavorare e mandare soldi a casa. È il loro chiodo fisso, in qualche caso dobbiamo stare attenti che non spediscano l’intera paga».
Come arrivano a Bolzano?
«In maniera regolare o irregolare, alcuni hanno familiari, altri non conoscono nessuno. Tutti però hanno dovuto pagare qualche passatore».
Qual è il vostro compito?
«Ci preoccupiamo di fargli apprendere la lingua, mandarli a scuola e quindi inserirli nel mondo del lavoro. Ma soprattutto cerchiamo di educarli ad affrontare la vita nel modo giusto, a non cadere in quella che io chiamo “ubriacatura da libertà”. Siamo come una grande famiglia, con tutte le problematiche tipiche dei nuclei familiari».
Quanto tempo si fermano?
«Dovrebbero rimanere al massimo sei mesi, in qualche caso però si fermano anche un anno o più. D’altra parte ce ne sono tanti che si fermano pochissimo, magari solo una notte, perché sono in viaggio verso altre nazioni».
Quanti ne potete ospitare?
«La struttura potrebbe ospitare fino a 10 persone, in emergenza siamo anche arrivati ad accoglierne 14».
Com’è la tendenza?
«In aumento. Se in tutto il 2014 abbiamo avuto a rotazione 50 ragazzi, quest’anno a marzo siamo già arrivati a quota sessanta».

Viaggi con l’angoscia nel cuore
«Avevo paura che mi rubassero gli organi»
Arrivano praticamente da tutto il mondo (tranne le Americhe) e con tutti i mezzi. Roberto Defant, responsabile comunicazione di Volontarius, potrebbe stare ore a raccontare le vicende e le angosce di questi ragazzini, che per arrivare a Bolzano hanno percorso talvolta migliaia di chilometri, attraversando deserti, sfiorando guerre e rischiando la vita per andare incontro ad un destino ignoto.
Sul sito volontarius.it è possibile scaricare “VOLinforma”, il foglio informativo dell’associazione che su ogni numero racconta la storia di un ragazzo MiSNA. «Tra le tante – dice Defant – mi ha colpito quella di un ragazzo albanese, arrivato in Italia nascosto in un camion guidato da un suo connazionale. Quando gli ho chiesto se aveva avuto paura durante il lungo viaggio, mi ha detto che era terrorizzato al pensiero che il mafioso albanese, invece di portarlo a Bolzano, lo rapisse per rubargli gli organi. Sulle prime non ci ho creduto, poi ho scoperto che altri ragazzi albanesi avevano sentito parlare di questa possibilità. E posso quindi immaginare con quale angoscia questo ragazzo abbia viaggiato per ore al buio in un camion».

(Fonte: Taxi, luglio-agosto 2015)

 

 
 

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